Sociale e Sanità

»  23 dicembre 2010 - Donne e politica, non è solo questione di quote rose: in primo luogo c'è il rispetto

Pubblichiamo la lettera di una mamma su una iniziativa pubblica con il figlio piccolo: dall'illusione alla delusione, in un “sssch”

Cagliari - Le donne e la politica. Come l'olio e l'acqua: è possibile creare un'emulsione con molta energia e solo a patto di stimolare costantemente i due elementi affinché si integrino ed appaiano compatibili. Infatti basta fermarsi un attimo perché tutto torni come prima. Le gocce d'olio si staccano sulla superficie acquosa ben distinte ed isolate.

Eppure il tema della scarsa partecipazione delle donne nella politica è sempre attuale e ricco di analisi. Le cause sono note e sono note anche le cure:politiche di parità, strumenti di conciliazione e sviluppo di politiche sociali. Di fatto, però, gli interventi reali per invertire il fenomeno sono pressoché inesistenti e le donne e la politica restano mondi lontani e distinti: salvo mirabili e coraggiose eccezioni che testimoniano la possibilità di "violare" un mondo prevalentemente maschile. Di queste donne volitive viene spesso vantata la capacità di rompere schemi e il possesso di doti straordinarie.

Parliamo ovviamente di quelle donne che vivono la politica come servizio, come impegno sociale, e non di quante assumono ruoli anche importanti grazie al meccanismo dalla cooptazione, strumento di conservazione maschile che non contempla la reale inclusione delle donne e del loro punto di vista nella politica. Con buona pace di tutti, da una parte si tollera ancora che le decisioni siano assunte dagli uomini, tra l'altro di norma per niente straordinari e capaci; dall'altra si sviliscono sensibilità e competenze delle donne.

Vorrei raccontare una mia esperienza, per porre l'attenzione su una causa a mio avviso poco considerata di allontanamento delle donne dalla politica. Non è il linguaggio né sono i tempi della politica, di cui già si conoscono le responsabilità. In realtà non ha nulla a che fare con le regole della politica. Ha a che fare con la vita e con l'imbarbarimento di questo paese.

Si chiama "intolleranza". Ed è quel sentimento che spezza l'integrazione sia tra classi sociali, tra etnie diverse, così come tra generi. Divide e separa. Ho assistito ad un'iniziativa pubblica dove si parlava di politica, di lavoro, di vivere sociale, e dove partecipavano delle mamme con i propri bambini. Piccoli ma armati di grande pazienza nello stare lì con le loro madri mentre gli oratori si alternavano nelle dissertazioni.

Ho pensato: "Qualcosa sta cambiando in meglio se delle donne si sentono libere di partecipare ad una iniziativa come questa insieme alla prole". Invece mi sbagliavo, almeno in parte. Me l'hanno fatto capire gli irritati richiami al silenzio e i rumorosi "ssssch" che echeggiavano nella sala ad ogni minimo segno di vita dei pargoli. Pochi sorrisi in sala, molti segni di fastidio e molta indifferenza. E molta irritazione da parte del personale dell'albergo.

Siamo molto lontani da quelle società virtuose che attribuiscono il giusto valore non solo alla partecipazione femminile alla vita sociale, ma a quella di tutti, bambini e giovani inclusi. E non necessariamente attraverso la segregazione degli ambiti in base alla età, ma al contrario attraverso la condivisione degli spazi di vita e delle esperienze tra generazioni.

Peccato quindi che il prezzo della partecipazione per una mamma debba essere il disagio in una sala conferenze e peccato che nell'organizzare le iniziative non ci si senta mai vincolati quanto meno a considerare che le scelte su orari, luoghi, spazi, possono operare come veri e propri fattori di esclusione. Anche questo è un segno della scarsa partecipazione delle donne alla vita politica! Chissà se quelle mamme si sentiranno di nuovo accolte e se alla prossima iniziativa decideranno ancora di non stare a casa.

Cade