L'Editoriale

»  22 dicembre 2010 - Prova di maturitą

Cagliari - Pensateci un attimo, pensate a quest'ultima settimana. Qual è il fatto eclatante? Non la neve che ha bloccato mezza Italia: succede così praticamente ogni anno, e nessuno fa niente per rimediare. Non Bersani e quasi tutti i dirigenti del Pd che inseguono Gianfranco Fini: va avanti così da sei mesi, dallo strappo del presidente della Camera con Berlusconi che è bastato per cancellare quindici anni di militanza attivissima dell'ex leader di An nel centrodestra italiano. Il fatto eclatante di questi ultimi sette giorni sono loro: gli studenti italiani.

Loro malgrado, certo, perché contro questa riforma Gelmini che non si sa più neppure se riusciranno ad approvare oggi – vero, onorevole Rosy Mauro? – manifestano da due anni: e sono stati i violentissimi scontri di martedì scorso a Roma a far parlare di loro praticamente ogni giorno.

Abbiamo sentito La Russa dare del vigliacco e incapace a uno studente che per tre-quattro minuti trovava spazio in televisione. Abbiamo visto Alemanno e Gasparri rivoltarsi contro i giudici che hanno deciso per la scarcerazione dei ragazzi fermati quel giorno. Abbiamo sentito parlare di black bloc, questi strani alieni che se qualcuno riuscisse ad acchiapparne uno spiegherebbe a tutta Italia come sono fatti.

Abbiamo sentito parlare di Daspo. Di arresti preventivi, roba che neppure il fascismo peggiore: e sempre da gente che in piazza, coi fascisti e da fascista, tirava le bombe contro i poliziotti. Abbiamo dovuto ascoltare, nostro malgrado, i consigli paterni dell'onnipresente Gasparri, ancora lui, che in effetti negli ultimi tempi era stato offuscato dai vari Bocchino e Granata e Casini.

Lo abbiamo dovuto fare noi e lo hanno dovuto subire loro, gli studenti. La risposta? Occupazioni e assemblee continue, buone anche per fare qualche conto al proprio interno dopo le violenze di una settimana fa. La soluzione? Andare a casa e lasciare partita vinta a chi cerca di rubargli il futuro? Manco per idea. Anzi, oggi saranno di nuovo in piazza, a Roma e in molte altre città italiane. Come e in che modo lo spiegano in questa lettera inviata al prefetto, al questore e al sindaco della capitale:

Alla c.a. Sindaco di Roma Gianni Alemanno
Alla c.a. Questore di Roma Francesco Tagliente
Alla c.a. del Prefetto di Roma Giovanni Pecoraro

Oggetto: La nostra richiesta di autorizzazione

Con la presente gli studenti e le studentesse della Sapienza comunicano alle autorità che il giorno 22 dicembre sfileranno per le strade di Roma. Apprezziamo davvero la vostra apertura al dialogo che in queste settimane si è manifestata ripetutamente e in vari modi: dalle centinaia di denunce per manifestazione non autorizzata, agli arresti immotivati, alla costruzione di una "zona rossa" permanente e in continua espansione. Siamo molto lieti di tanta premura nel volerci proteggere, tenendoci lontani dai patetici teatrini e compravendite di parlamentari, che avvengono ormai come consuetudine dentro Montecitorio e Palazzo Madama.

Potete stare tranquilli: la politica istituzionale si è già allontanata dai noi e dal resto della società molto tempo fa. Sono proprio i nostri cortei e i nostri blocchi stradali ad aver riportato la politica vera nelle strade e nelle piazze, dall'università a tutta la città. Per il movimento studentesco il corteo spontaneo è da anni la vera pratica con la quale far vivere e rendere visibile il diritto di manifestare, la voglia di partecipare e prendere parola sul nostro futuro.

Proprio per questo motivo il 22 lasceremo i palazzi del potere nella solitudine della loro miseria e andremo nelle altre zone della città, per parlare con chi come noi è inascoltato da quegli stessi palazzi. Vogliamo però interloquire con chi ha detto, in questi giorni, che bisogna ascoltare il nostro disagio, perciò domani una nostra delegazione porterà una lettera al Presidente Napolitano.

Vi inviamo questa richiesta di autorizzazione e vi chiediamo: siete disposti a garantire il diritto di manifestare?

Gli studenti e le studentesse della Sapienza in mobilitazione

A noi sembra un'altra prova di maturità. Con la speranza che oggi riescano loro stessi ad evitare strumentalizzazioni su cui è facilissimo cadere.

Marco Murgia