Cultura e istruzione

»  21 dicembre 2010 - Dentro la storia/2. Dall'alto di un tetto polemiche piccole, restano grandi i motivi degli studenti

Senza negare la necessitā di una riforma, non questa e non in questi modi, continua la protesta dei licei e delle universitā italiane

Nuoro - La mia generazione sale in alto per non sprofondare nel fango. Si arrampica per muri, scalette, travi, fino a raggiungere i tetti, quasi a toccare il sole. Fino a sentire il vento gelido di dicembre che taglia il viso e gela l’atmosfera, mentre tu e i tuoi compagni vi affacciate da quel tetto, o da quel balcone, e guardate giù. Il mondo sembra tanto piccolo e insignificante, visto dal tetto di un rettorato o di una facoltà. Di certo, piccoli e insignificanti non sono i motivi che ci hanno spinti, in tutta Italia, alla scalata verso le stelle.

Perché ormai, salire su un tetto è diventato l’unico modo per farsi ascoltare, anche se nel caso di noi studenti ciò non è ancora servito a molto. Certo, il Parlamento ha sprecato la prima occasione di bocciare lo sciagurato ddl Gelmini al centro di numerose polemiche e contestazioni, ma la partita e il dibattito sono ancora aperti. Mancano poche ore alla sua possibile approvazione definitiva, e il clima politico è molto teso. Talmente teso che può sembrare palese ai più un drammatico ritorno al fascismo. Ciò si può ampiamente dedurre dai comportamenti tenuti da ministri come Ignazio la Russa, o dalle parole di Maurizio Gasparri.

In particolare, quest’ultimo ha proposto gli “arresti preventivi” durante le manifestazioni studentesche, senza che ci siano fondati sospetti o certezze su chi sia in grado di fomentare una rivolta violenta o su chi possa essere un infiltrato. Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà, lo ha ricordato nella sua intervista al programma di Lucia Annunziata “In mezzora”, e segnali di preoccupazione sono giunti anche dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano: l’arresto preventivo era infatti uno dei mezzi con cui il regime fascista si sbarazzava di possibili oppositori.

Fioccano inoltre le polemiche sugli scontri di Roma del 14 dicembre: tra sospette infiltrazioni delle forze dell’ordine, giovani in rivolta, manganellate, camionette della polizia in fiamme, ognuno si sente in dovere di dire la sua su questi alieni, questa categoria sconosciuta. Gli “Studenti”. Quella galassia che va dai 16 ai 35 anni e comprende studenti, ricercatori, precari della scuola e dell’università, che si sente oppressa e schiacciata di fronte alle scarse prospettive future.

Perché, di fatto, la nuova riforma Gelmini è il colpo di grazia per il mondo tanto maltrattato della cultura, della scuola pubblica, dell’università. Può vederlo chiunque: chiunque può capire che il grado di evoluzione di una società si misura tramite la sua attenzione verso il mondo della Cultura in tutte le sue sfaccettature. C’è da dire che il ddl Gelmini è solo l’ultima parte di una serie di interventi dannosi e inopportuni, sia da parte dei governi della destra come del centro-sinistra, che hanno messo in ginocchio il sistema dell’istruzione su tutti i fronti.

Ma questa “ultima parte”, oltre che essere profondamente sbagliata, ingiusta ed espressamente anticostituzionale, arriva davvero come una ghigliottina sul capo di chi vive il mondo dell’istruzione. Scatenando talvolta guerre tra poveri, e molte altre volte vere e proprie rivolte solidali pur di non soccombere alla miseria. Tutto ciò è, per una mente democratica, assolutamente impensabile: è impensabile che un Paese avente un considerevole bagaglio culturale come l’Italia veda morire così una potenziale categoria di ricercatori, professori, medici, storici, anche di politici.

E’ impensabile che un giovane di 30-35 anni si veda condannato alla rinuncia di un sogno e di un lavoro dedito al bene della società a causa di una riforma sbagliata. E’ impensabile che, dopo il visibile malcontento di chi vive sulla propria pelle la situazione, il governo faccia ancora orecchie da mercante.

Non c’è alcun dubbio sul fatto che una riforma sia necessaria. Ma non nei modi e con i metodi finora proposti. Non tagliando indiscriminatamente fondi economici alla ricerca, perché la ricerca è vita. Non rendendo i privati padroni dell’università, che è e deve restare pubblica. Non diminuendo le ore di lezione e le materie nelle scuole superiori, perché una formazione variegata è alla base della conoscenza e della libertà. L’unico modo per poter rinnovare in maniera utile il mondo dell’istruzione è, per l’appunto, accogliere i suggerimenti e le proposte di chi conosce e vive quotidianamente la situazione. Ciò è necessario perché una buona istruzione è il presupposto necessario per accedere al mondo del lavoro: un lavoro non più sottopagato, non più sfruttato, un lavoro sicuro. Intanto l’Onda non si ferma, e sale sui tetti per toccare le stelle.

Valentina Chessa