Politica e istituzioni

»  20 dicembre 2010 - Dal nazionale al locale, il Pd che non piace alla base: questo Frankenstein junior non si pu˛ fare

I dirigenti verso il grande centro, le critiche di elettori e simpatizzanti. Il caso Sardegna, i giovani e le schiene dritte del dissenso

Cagliari - L’astensionismo e la fragilità dell’identità politica stanno frantumando il fragile equilibrio della democrazia italiana. Mentre Silvio Berlusconi riconquista la fiducia acquistando nuovi adepti che possano garantire alla sua corte la sopravvivenza, Gianfranco Fini fondatore del partito di resistenza alla destra populista e forcaiola (Futuro e Libertà) con l’Udc di Pierferdinando Casini e l’Api di Francesco Rutelli ha inaugurato il “terzo” polo della nazione. Il Partito democratico, sempre più smarrito, tagliato fuori dai volteggi di Casini, preme e sogna di far parte della Santa Alleanza che sconfiggerà Berlusconi, emarginandolo – dopo un ventennio - dalla scena politica italiana.

Si scopre così che la “ragion di stato” può giustificare il minestrone delle idee di partiti che non fanno più le parti di nessuno, esclusa la garanzia della propria sopravvivenza. Se il segretario del Partito democratico strizza l’occhio al Polo della Nazione di centrodestra, Bersani non negherà l’oggetto: si limiterà a dire che gli iscritti, i militanti, i simpatizzanti non hanno capito niente. Può essere. Ogni tanto, infatti, una spiegazione sarebbe cosa buona e giusta per capire dove intenda andare a parare il Pd.

Dal generale al particolare, per capirci meglio. Passiamo dalla politica astratta a quella decisamente più concreta che sta prendendo piede in un piccolo paese della Sardegna, Sinnai. Il minestrone, qui, è diventato coalizione elettorale per le prossime amministrative: Pd, Udc, Psd’Az, Futuro e libertà e Riformatori sardi. L’obiettivo è semplice: iniziare un percorso comune di confronto e collaborazione per dar luogo ad una coalizione di centro per le prossime elezioni comunali, in primavera.

Si chiama “Sinnai città possibile”, il documento sottoscritto da ex democristiani, ex comunisti, ex fascisti per il bene della comunità. “Una città in cui la politica sia capace di rigenerare passione, entusiasmo, fiducia, non solo tra tutte le forze politiche, ma anche e soprattutto tra i cittadini”.

Ecco, i cittadini. Qualcuno si è preoccupato di informare, coinvolgere, sondare i propri elettori di riferimento sulla costituzione della Santa Alleanza per il bene comune?

Si dice spesso, più per strada che nei salotti, che la sinistra – meglio, il centrosinistra – non ha un progetto chiaro. Che non rappresenta un’alternativa seria alla destra di Berlusconi. Risulta oggi più che mai difficile provare a esserlo quando il principale partito del centrosinistra oscilla senza posa alla ricerca della sua identità perduta. Dove ogni “tavolo” cittadino, provinciale, regionale fa storia a sé e la politica delle idee diventa la politica del “bene” comune. Dove i dirigenti decidono e la base si ribella, ma neppure tanto.

Ieri, ad Oristano, il primo appuntamento di “Prossima fermata: Sardegna”: l’iniziativa per il Partito democratico organizzata da un gruppo di giovani della politica, dove per “giovani” non si intende ragazzini, ma persone che cercano di contrastare le logiche della “vecchia” politica. Hanno parlato, si sono confrontate oltre trecento persone. E su due cose hanno dimostrato convergenza e coerenza: no alle alleanze “pasticciate”, no al ridimensionamento delle primarie, strumento di partecipazione contro le candidature da caminetto. Qualcuno li vuole ascoltare o si farà finta di niente anche questa volta?

Cinzia Isola