Cultura e istruzione

»  20 dicembre 2010 - Dentro la storia: tra autocritiche e timori, la protesta degli studenti non si ferma

Una nuova lettera della “studentessa senza futuro”. A mente fredda, riflessioni sul movimento: un patrimonio da difendere e non disperdere

Roma - Vi ho già scritto l’altro giorno per gridare che, martedì, a Roma, “non siamo stati noi”. Oggi vi scrivo per dirvi che, purtroppo, dopo le assemblee che si sono svolte in tutta Italia, non penso di poterlo più dire.

Rimbalzano su tutti i volantini, sui post di facebook, e sui vari siti del movimento, le rivendicazioni dei gesti efferatissimi commessi durante la manifestazione.

Io sono una di quelle che è scesa in piazza, tutti i giorni, per due mesi di fila; che ha preparato gli esami di notte perché la giornata era occupata da volantinaggi e cortei; che era lì mentre si bloccava la Torre di Pisa, ed esultava per ogni conquista studentesca in tutta la penisola. Ed ero in Piazza del Popolo quando le camionette sono entrate a tutta velocità tentando di investire gli studenti che c’erano dentro.

Ho pianto, e mi sono indignata: delle cariche della polizia, delle manganellate, degli arresti di persone prese a caso. Ma ho pianto altrettanto e mi sono indignata di più nello scoprire che le mani di coloro che lanciavano pietre e incendiavano auto erano quelle di persone abituate a stringere una penna, a stare sedute nelle aule universitarie. Studenti come me, tali e quali a me.

Io e tanti altri (ma tanti per davvero) vogliamo continuare a urlare i nostri slogan, a ribadire il nostro diritto al futuro. Senza mai usare la violenza, senza mai passare dalla parte del torto: è per questo che si lavora oggi nelle assemblee, che ci sono studenti che hanno scelto come forma di protesta lo sciopero della fame. E’ per questo che ci sono genitori che, a Milano, organizzano un flash-mob con i figli e accendono le fiaccole per comporre la scritta “Basta” ai tagli anche con i professori.

Approfitto quindi dello spazio in queste pagine per fare a tutti gli studenti un appello al buon senso.

Ma, anche ai politici, alla nostra classe dirigente: migliaia di ragazzi, giovanissimi e disperati hanno visto come ultimo ed estremo rimedio,quello di lanciare sassi e incendiare auto. E per la strada, per le assemblee, ovunque, raccolgono sempre più simpatie. Per quanto deplorevole, questo è un dato di fatto e un dato politico che merita tutta l’attenzione possibile.

Martedì a Roma, si è vista la punta dell’iceberg del profondo disagio sociale che c’è attualmente, specie tra i più giovani. Spero che, chi di dovere, si faccia un profondo esame di coscienza e tenti di rimediare all’irrimediabile.

Carola Ludovica Farci,
studentessa senza futuro