L'Editoriale

»  16 dicembre 2010 - Ecce homo

Cagliari - Tutto a posto, quindi. L'uomo con la pala – quello che avevamo notato nelle foto già la sera degli scontri romani, quello che ieri (insieme ad altri ripresi nelle foto e nei video) era diventato il protagonista pure di interpellanze parlamentari – alla fine non è un infiltrato. E' un ragazzino di 16 anni, liceale romano con precedenti per resistenza e rissa: l'hanno pure fermato, vivaddio, ma solo ieri sera e dopo che il caso era montato su tutti i giornali online, sui siti di contro-informazione e sui social-network. Ecce homo, volevate il colpevole? Eccolo: indossa pure l'eskimo, come sottolinea il sottosegretario degli Interni Alfredo Mantovano su “La Stampa”.

Eskimo e geni ereditari: il padre del ragazzo sarebbe un ex brigatista, vuoi mettere la scuola in cui è cresciuto? Quindi, continua Mantovano, in piazza non c'erano agenti infiltrati, e meno che mai “sbirri” provocatori: dice Mantovano che non “possiamo oggi riproporre schemi mentali degli anni Settanta”. Però richiamiamole, certe immagini: eskimo ed ex brigatisti, appunto, per non sbagliare. Il sedicenne stava diventando un caso, ed eccolo qua: si era reso irreperibile, anche se diverse immagini e pure qualche video mostrano come già quella sera fosse in mano ai poliziotti. Poi, chissà.

Quello che si è visto a Roma martedì è stato qualcosa di inaudito. Da una parte e dall'altra, sia chiaro, perché si sa che in una situazione del genere basta un niente per far perdere la testa a molti. Quello che si è visto a Roma è da condannare, sempre. Ma anche quello che sta succedendo ora, in queste ore: cioè il tentativo di far passare tutto il movimento degli studenti – tutto – come un movimento di violenti. Pronti allo scontro, pronti ad assaltare Montecitorio: che pure lì dentro, a pensarci e rivedere le immagini, non è che lo spettacolo fosse esattamente istituzionale. Vero, Gasparri?

Perché poi li senti, ora, i benpensanti. Lontani anni luce dai drammi che ogni giorno si vivono in famiglie normali, che sono molto più gravi di quello che è successo nel centro della capitale. Quanta sia quella distanza è ancora evidente nelle parole del sottosegretario Mantovano, che di questo governo è un esponente autorevole se è vero che sull'affidamento di incarichi uguale al suo Berlusconi punta per ingrossare la sua risicatissima maggioranza. Dice Mantovano: “Non vedo un confine così netto tra la violenza di piazza e i fenomeni di cosiddetto bullismo nelle scuole”. Non c'è nulla di politico in quello che è successo, anzi: “Il problema è che se non si vede quello che accade ogni giorno nelle scuole non si capisce poi il perché di queste violenze di piazza”. E cosa succede nelle scuole? “Si trascura che in tante realtà circolano fiumi di droga e si pratica ogni forma di violenza”.

Capita la spiegazione? Non c'è malessere sociale, non c'è rabbia nella società civile. Le migliaia di persone non coinvolte negli scontri a Roma semplicemente non c'erano. Gli studenti che hanno sfilato civilmente per protestare contro la riforma Gelmini, i terremotati de L'Aquila, gli abitanti di Terzigno, gli operai non ci sono più. Niente, solo i violenti. Poi, se guardi bene, magari la regia era proprio questa. Quanto siamo ingenui: la riforma Gelmini vuole cambiare proprio la scuola e l'Università per evitare, in futuro, queste situazioni collegabili ai fenomeni del cosiddetto bullismo. Stupidi noi a non averlo capito subito.

Marco Murgia