Cultura e istruzione

»  10 dicembre 2010 - “Balentes per la libertà”, desaparecidos sardi nell'Argentina della dittatura militare

Nella Giornata internazionale dei diritti umani la presentazione del volume a cura di Luigi Cogodi sul processo romano ai generali sudamericani

Cagliari - Oggi è la Giornata internazionale dei diritti umani: un buon giorno per raccontare e, soprattutto, raccontare per non dimenticare. Raccontare fatti come monito perché non accadano più, ma anche raccontare successi insperati però perseguiti con tenacia: buoni per cancellare la coltre di silenzio che qualcun altro – in questo caso governi, logge massoniche e se non bastasse pure il Vaticano – aveva gettato su uno dei più gravi crimini contro l'umanità. Una trentina di anni fa, mica molto, in Argentina: la dittatura militare e i desaparecidos, 30mila dissidenti o sospetti tali scomparsi nel nulla per ordine dei generali. In silenzio, secondo la strategia studiata per evitare gli errori del Cile appena pochi anni prima, eppure sotto gli occhi del mondo.

“Balentes per la libertà” (AM&D edizioni), a cura di Luigi Cogodi, è un volume che racconta la storia del processo di Roma sui desaparecidos italiani: italiani e soprattutto sardi, se è vero che i due protagonisti di quel processo si chiamavano Martino Mastinu e Mario Bonarino Marras, emigrati a Buenos Aires da Tresnuraghes. Sarà presentato questa sera, nella Sala Cosseddu della Casa dello Studente in via Trentino, a Cagliari, dal Centro sociale intitolato proprio ai due conterranei.

Con l'ex parlamentare, che di quel processo era il legale di parte civile, saranno presenti il giornalista Carlo Figari (autore di El Tano, dedicato alla figura del sindacalista Mastinu), Marco Bechis (regista cinematografico del film Garage Olimpo, tra gli altri), il docente di diritto internazionale dell'Università di Sassari Paolo Fois e il presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia.

Un libro che si occupa in particolare del caso Mastinu, sindacalista dei cantieri navali del Tigre, rapito nel 1976, di cui si ha la prova del sequestro e non della materiale uccisione: vero desaparecido, giudiziariamente riconosciuto come ucciso. Una svolta, questa, in vista del processo argentino che inizierà il prossimo gennaio. I responsabili della morte di Mario Marras e Martino Mastinu sono già stati condannati in Italia, con una sentenza confermata dalla Corte di Cassazione e quindi definitiva. I due ranghi più alti, il generale Santiago Omar Riveros e il prefetto Juan Carlos Gerardi, sono stati condannati all’ergastolo. Ventiquattro anni ciascuno a Roberto Rossin, Alejandro Puertas e Héctor Maldonado: i membri della patota che uccise Marras e catturò Mastinu.

Lo svolgimento del processo ha fra l'altro consentito la ricostruzione del contesto storico e culturale che accompagna la vita dei migranti, per i quali vale il diritto inderogabile alla convivenza rispettosa, alla relazione pacifica e non il tentativo di assimilazione e di negazione della propria identità. Tutto raccontato, insieme agli atti del processo, nel volume che contiene interventi di Marco Bechis, Lita Boitano, Enrico Calamai, Antonio Cinellu, Luigi Cogodi, Mario Lucio D’Andria, Giovanni Pietro de Figueiredo, Adolfo Pérez Esquivel, Paolo Fois, Jorge Ithurburu, Giancarlo Maniga, Attilio Mastino, Santina Mastinu, Gino Mereu, Graziano Milia, Pasquale Onida, Lorenzo Piras, Alberto Sechi, Renato Soru, Giacomo Spissu, Victorio Taccetti e Salvatore Angelo Zedda.

(red)