Lavoro e economia

»  1 dicembre 2010 - Schiaccianoci? No, schiaccia-diritti. E i lavoratori del Lirico di Cagliari vanno sul tetto

Una lotta che va avanti da mesi, stipendi garantiti sino a novembre. E il programma di spettacoli per la stagione resta incerto

Cagliari - Finisce con i lavoratori sul tetto, la stagione di lirica e balletto del Teatro di Cagliari. Mentre il pubblico si appresta ad assistere allo Sciaccianoci di Pëtr Il’ič Čajkovskij, a conquistare la scena sono alcuni dipendenti del Teatro di via Sant'Alenixedda: vestiti con gli abiti di scena hanno raggiunto, imbracati, il tetto spiovente dello stabile per protestare contro la gestione disastrosa dell’ente.

Si tratta dell’ultimo, eclatante, atto di una lotta che i lavoratori portano avanti da mesi. Sabato c’era stata la svolta, quando una cinquantina di loro aveva occupato il teatro dando il via a una dura protesta. Presidiate la regia, la sartoria e la sala coro, diventata sala pranzo.

Il tetto diventa così la nuova frontiera tra diritti e disperazione. Ma soprattutto il nuovo megafono delle rivendicazioni: “Se non sali su un tetto, nessuno ti ascolta”, è stato ripetuto spesso, in questi giorni, anche da studenti e ricercatori alle prese con la Riforma Gelmini, appena approvata alla Camera dei Deputati.

Ieri i lavoratori del Teatro lirico hanno provato a spiegare, ancora una volta, le ragioni della mobilitazione. Il problema non sono solo gli stipendi, che pure sarebbero garantiti solo per novembre e rappresentano la sopravvivenza di centinaia di persone. La contestazione è rivolta, in particolare, alla cattiva gestione del Teatro. Alla dirigenza incapace, insomma. Fermo restando che neppure il salario di dicembre e le tredicesime sembrano un passaggio scontato.

Il sindaco di Cagliari, Emilio Floris, avrebbe portato garanzie economiche tali da convincere il Banco di Sardegna a sbloccare il prestito per pagare gli stipendi. Si tratta di un milione e trecentomila euro in arrivo dalla Fondazione Banco di Sardegna e di 500mila euro provenienti da Arcus, società in capo al Ministero dell’economia. Ma il futuro dei dipendenti è incerto. Esattamente come lo è quello del Teatro, privato di un programma per la prossima stagione.

(red)