Ambiente e territorio

»  15 novembre 2010 - Felicità sostenibile è anche meno monnezza in giro: sabato a Cagliari “Io non rifiuto”

La proposta del collettivo Sustainable Happiness in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti: scambiamo, non buttiamo

Cagliari - Se qualcuno cominciava a dubitare che Sustainable Happiness si stesse crogiolando sui verdi allori del successo ottenuto con Alig'Art poco più di un mese fa, se ne faccia una ragione: le ragazze del collettivo votato alla felicità sostenibile non mollano e stanno per scendere di nuovo in piazza.

Non che quest'ultimo mese sia trascorso nel silenzio, intendiamoci: chi ha seguito le loro attività sul web, trasloco dal blog al nuovo sito compreso, sa bene che tacere per loro non è affatto una virtù in un mondo pieno di emergenze da arginare e, possibilmente, risolvere in fretta. E tra le notizie belle e brutte, tra alberi da difendere nell'impari lotta con una nuova rotatoria stradale e buoni progetti in tema di sostenibilità ambientale che prendono piede in giro per l'Italia e per il mondo, ci fanno sapere che dal 20 al 28 novembre l'Europa si dedica, per il secondo anno consecutivo, al tema della riduzione dei rifiuti con la European Week for Waste Reduction.

Una settimana di iniziative con lo scopo di sensibilizzare e dare un esempio di quello che si può fare per ridurre il proprio impatto ambientale nel quotidiano. Tema che deve essere percepito per quello che è: cioè problema costante e non soltanto quando, periodicamente, i riflettori giornalistici si accendono sulle strade e le discariche di Napoli o Palermo.

L'Europa si mobilita, dunque, e con essa anche Cagliari: Sustainable Happiness aderisce al progetto – una cosa seria, patrocinata dall'Unesco e, in Italia, dal Ministero dell'Ambiente – con una giornata dal titolo “Io non rifiuto”. In piazza San Sepolcro, nel quartiere Marina, sabato sarà allestito un eco-box, uno stand costruito interamente con cartone di recupero, all'interno del quale avverrà qualcosa che da queste parti non si vede molto di frequente: un mercatino del baratto.

Il meccanismo è molto semplice: dalle dieci del mattino alle nove di sera, chi vuole può portare un oggetto in buone condizioni, che non utilizza o non desidera più avere in casa per qualsivoglia ragione, e scambiarlo con un altro di suo gradimento. Ma sia chiaro: che nessuno cerchi di rifilare dell'inservibile immondizia. L'eco-box non è una discarica, le regole sono davvero ferree e le ragazze del collettivo estremamente vigili: chi porta, prende. Chi non trova qualcosa di suo gradimento, se ne va con quello che avrebbe voluto lasciare nell'eco-box.

Lo scopo è quello di dare una seconda possibilità ad oggetti ancora utili che possono servire a qualcun altro: prassi, questa dello scambio, che molti ancora – o di nuovo - adottano tra amici e parenti e che, se estesa ad una comunità, può portare a riflettere su alcuni valori che la logica schiacciante del mercato, con tutti i suoi bisogni indotti, ci ha fatto smarrire. Una dimensione sociale di condivisione e scambio, o l'adattamento delle proprie aspettative a ciò che si ha a disposizione contro la propensione a volere sempre qualcosa di più, di nuovo e spesso di sostanzialmente inutile, per esempio. E riflettere seriamente su quanto si può ottenere senza l'uso della moneta, che, a dirla tutta, in tempi come questi non è un elemento da sottovalutare.

L'eco-box di Sustainable Happiness sorgerà – non a caso, certo – a due passi dalle vie principali dello shopping cagliaritano, che già animano le proprie vetrine scintillanti in vista di un Natale che si preannuncia assai magro per molti. Certo, magari non troveremo lì tutti i regali che vorremmo fare. Magari non troveremo nemmeno qualcosa che vorremmo per noi, ma forse avremo nel frattempo scovato in casa un bel po' di oggetti che non ci servono. E magari, di fronte all'evidenza del superfluo, cominceremo a cambiare atteggiamento verso ciò che acquistiamo, destinato a diventare ben presto rifiuto.

Senza arrivare agli integralismi e alla smaterializzazione totale proclamata da nuove generazioni di uomini e donne che riescono a condensare le proprie vite dentro hardware minimi, software sconfinati e valigie con due felpe, due jeans e un paio di scarpe appena, certo è che “less is more”: un principio di selezione estrema ed eliminazione del superfluo espresso da Mies van der Rohe in relazione all'architettura ormai un secolo fa, da tesaurizzare ed estendere a tutti gli aspetti del quotidiano quando, in tempi di crisi globale, la decrescita, con la deprivazione ragionata di beni di consumo non necessari, può essere una buona strada da seguire, se non l'unica, per salvare il pianeta e le nostre vite.

Un segnale – quello di Sustainable Happiness – con, se vogliamo, quel tocco di poesia che hanno spesso gli oggetti con una storia da raccontare, già vissuta prima di finire tra le nostre mani.

Michela Pibiri