Ambiente e territorio

»  11 novembre 2010 - La Regione, i Comuni e il famigerato piano casa. E tutte le casette che diventano hotel

Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Carlo Sechi, esponente di SeL, sullo sfruttamento indiscriminato del territorio in Sardegna

Alghero - E’ tanta la pressione edificatoria in Sardegna – dalle coste alle zone interne – che la Giunta Regionale ha dovuto emanare una delibera che fornisce ulteriori indirizzi interpretativi sulle nuove edificazioni nell’agro. Numerosi Comuni della Sardegna, tra i quali Alghero, hanno sollecitato la Regione a chiarire l’applicabilità della legge 4/2009, quella definita “piano casa”, nelle zone agricole.

In realtà non c'è bisogno di nessun chiarimento, dato che la materia è già disciplinata dalla normativa introdotta con l’adozione del Piano Paesaggistico Regionale: prevede la possibilità di edificazione in agro, finalizzata allo svolgimento delle attività agricole e pastorali o a quelle di trasformazione e valorizzazione dei prodotti agricoli, con almeno tre ettari per colture intensive e cinque ettari per colture estensive. Inoltre, il Piano Paesaggistico Regionale approvato dalla Giunta Soru, pone dei limiti e dei vincoli ad un uso arbitrario e non coerente con l’attività agro-pastorale delle zone classificate come agricole. Sono imposti dal Ppr limiti rigorosi, con l’obiettivo di contenere i confini dell’urbanizzato delle cinture periurbane, di consentire l’effettivo esercizio delle attività agricole nelle aree produttive e di salvaguardare i segni dei vecchi e dei nuovi paesaggi dell’agricoltura e della pastorizia.

Invece la Giunta Regionale, ignorando completamente questa norma, individua il decreto del presidente della Giunta regionale (è il numero 228 del 1994, sulle “Direttive per le zone agricole”) che prevede che l’intervento edificatorio nelle zone agricole E possa essere autorizzato con una superficie minima di un ettaro ed un indice massimo di edificabilità pari a 0,03 mc/mq.

Mi chiedo allora come sia possibile, a fronte di una normativa così precisa e inequivocabile, la presenza nel territorio rurale della Sardegna di una imponente diffusione di case e residenze, con tipologie, stili e decori non propriamente consoni e funzionali all’attività agro pastorale.

Questo fenomeno è particolarmente accentuato nel territorio costiero della Sardegna e nella Nurra di Sassari-Alghero, caratterizzato dalla continua edificazione di case e villette, talvolta con piscina, che nulla hanno a che fare con l’attività agricola e pastorale. Si tratta semmai di seconde case, che vengono utilizzate nella stagione estiva e nei fine settimana e immesse nel mercato turistico, entrando in concorrenza con le strutture turistiche classificate, in piena violazione di legge. Le “case vacanze” nell’agro alterano il mercato dell’offerta turistica tradizionale, non impiegano dipendenti e sfuggono ad ogni tipo di controllo erariale. I Comuni non verificano accuratamente la coerenza e la connessione tra l’edificazione e la conduzione agricola e zootecnica del fondo, aggirando i principi di legge e stravolgendo gli assetti tradizionali della campagna.

Ribadisco, per l’ennesima volta, che occorre evitare l’indiscriminato utilizzo a fini residenziali delle campagne, per salvaguardare il valore ambientale paesaggistico per l’interesse collettivo e per favorire un moderno ed effettivo sviluppo del sistema agro pastorale, della cui drammatica crisi sta discutendo in questi giorni il Consiglio Regionale.

Carlo Sechi
Consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà